L’esoscheletro soprannumerario Sophia per un lavoro in fabbrica più sicuro

È in fase di sviluppo in Italia un esoscheletro davvero particolare, un’armatura indossabile assistita da motori in grado di sollevare oggetti pesanti e da una serie di sensori avanzati. Con l’obiettivo non solo di superare i limiti umani in termini di forza, ma anche di ampliare le attività che ciascuna persona può compiere, garantendo quindi flessibilità e riconfigurabilità delle risorse umane.

Il suo nome è Sophia, e tra le sue caratteristiche più curiose c’è l’essere soprannumerario, ossia con più arti rispetto agli esseri umani. L’esoscheletro è infatti dotato di due braccia (e due mani) aggiuntive, tanto che qualcuno ha paragonato questa soluzione alla divinità induista Brahmā. Le 4 braccia saranno guidate da uno stesso operatore – che ovviamente sarà addestrato a farlo – e grazie all’aiuto dei due bracci meccanici aggiuntivi si potranno accorciare i tempi di molte lavorazioni meccaniche.

Capofila del progetto è l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (Iit), a cui si uniscono molti altri centri di eccellenza nazionali e internazionali, dall’università di Pisa a quella di Twente, da Bruxelles fino al laboratorio francese di micro-robotica a Montpellier. E naturalmente ci sono pure diversi partner industriali, interessati ad adottare per primi la tecnologia una volta pronta. I finanziamenti sono soprattutto europei, attraverso il programma Horizon, che tra le altre cose punta a ridisegnare il lavoro in fabbrica per renderlo non solo più efficiente ma anche più fisicamente e socialmente sostenibile. Come? Spostando dalle persone ai robot tutto ciò che può essere faticoso, logorante, ripetitivo o pericoloso. E con la possibilità, peraltro, di ridurre il numero di incidenti e infortuni sul lavoro, che solo in Europa costano ogni anno diverse vite e 240 miliardi di euro.

Guardando più in dettaglio alle caratteristiche di Sophia, la struttura sarà dotata di sensori capaci di analizzare la postura e i movimenti di chi la indossa, valutando anche gli sforzi compiuti. I dati raccolti sono poi trasmessi a un elaboratore, che a sua volta può mandare un avviso all’operatore se la postura assunta è sbagliata o rischiosa, e attivare le parti meccaniche dell’esoscheletro in modo che possano arrivare in aiuto alla forza muscolare dell’operatore stesso. In parallelo, è in fase di sviluppo anche un sistema di telecamere intelligenti che seguono i singoli movimenti, mostrando su uno schermo il corpo stilizzato della persona ed evidenziando in rosso le parti che in quel momento risultano sotto stress. Naturalmente qui il tema non è solo tecnologico ma anche di privacy e di diritti dei lavoratori ma, una volta circoscritto con precisione ciò che l’esoscheletro potrà e non potrà fare, si tratterà di un avanzamento tecnologico decisivo per la quotidianità in fabbrica. Fabbrica che, peraltro, evolve sempre più in fretta verso il modello di Industria 4.0.    

 

Articolo su Industria italiana: https://www.industriaitaliana.it/automazione-sophia-listituto-italiano-di-tecnologia/


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